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Nei FILARI e SANREMO

La settimana appena passata ha visto la maratona canora più famosa e sicuramente più originale del mondo, che può piacere o meno, ma, non c’è nulla da dire, è qualcosa di speciale davvero. Ma perché tirare in ballo Sanremo? Era proprio necessario? Effettivamente no, o meglio si poteva evitare, ma c’è un però.

Riflettevo sui motivi per cui, durante le lavorazioni, si tende spesso a cantare.

Le hit italiane vanno per la maggiore, e non solo per la scarsa conoscenza delle lingue straniere, ma penso perché ci ricordano momenti belli della nostra vita e ricantarle, spesso storpiandole con vituperi e parole oltraggiose, ce li fa rivivere con il sorriso. Sì, perché la nostalgia è una compagna rilassante, una confort zone che ci conferisce sicurezza, finendo per illuderci che le cose fossero migliori di come poi lo erano davvero.

In generale, vale la squallida regola che la canzona padrona del giorno, quella che ti entra in testa fino a farti avere il latte alle ginocchia, è la prima che si ascolta la mattina. Lo so, è brutto, ma succede spesso così, magari una che non ascoltavi da tempo e ti ha acceso una lampadina. E poi giù con un loop che dura finché non si fulmina, e talvolta pare proprio che non succeda mai…



Evviva dunque le canzoni italiane, e una buona parte, volenti o nolenti, sono passate da quel palco, che fin da bambini è entrato con prepotenza nelle nostre case.

Ma tornando alla domanda iniziale, quale è il motivo per cui si canta.

Inizialmente pensavo fosse un antidoto alla fatica, alla monotonia di certe lavorazioni, talmente ripetitive che paiono non finire mai, anche se in fondo il tempo da me impiegato è circoscritto per lo più al sabato e che, per inciso, mi basta e avanza…

Mi succede sempre anche quando sono da solo sul fidato "Duca Conte", su e giù per quei filari, con il rumore assordante dei cingoli, dello stridio dei freni che vanno strizzati bene bene perché qui signori, con buona pace dei benpensanti, la guida è patriarcale, non ci sono né servofreni né joystick, ma leve da premere e tirare con tutta la forza, finché ce n’è, possibilmente accompagnandola con imprecazioni e parolacce!

Certo, mettici il vino bevuto a pranzo, che è rosso quando è freddo e il Tramontano ti prende a ceffoni e ti convinci che in fondo hai bruciato tanto e meriti carburante, e bianco bello fresco che scende giù che è una bellezza, quando la gola è secca a causa delle ondate di calura che i meteorologi si divertono a nominare con sadica goliardia. Tutto vero certo, ma alla fine, e senza l’uso di stupefacenti, mi sono convinto di altro.

Credo che la vera colonna sonora sia data dalla natura, e trovarsi per alcune ore a stretto contatto con essa, senza le logiche bucoliche o matrigne che fin dal Ginnasio ci sono state impartite, in suo ascolto, senza parlare, ti apra semplicemente il cuore. E’ multiforme infatti la sua composizione, non limitandosi al suono, ma ad una perfetta coordinazione di profumi e immagini in un insieme tangibile e crudo, che colpisce direttamente l’anima. Perché ascoltare gli uccellini che cantano, sentendo il profumo di cipollina selvatica e guardando le infinite tonalità di verde che regala il paesaggio, quando riesci ad ascoltare e a non essere preso solo da te stesso, ti regala delle emozioni uniche, vere e non riproducibili.

Ed è per questo che, con il cuore sereno, anche se magari in quel momento non ne avresti poi motivo, ti senti finalmente leggero, e in pace con te stesso. Ti senti parte integrante del creato, una piccolissima rotellina che però ha un senso e che gira finalmente all’unisono con le altre, così semplicemente, in modo del tutto naturale senza fare alcuno sforzo.

E allora in quei momenti scopri di essere veramente libero.

Proprio la libertà fa scattare una esplosione tale di endorfine che ti viene spontaneo cantare al mondo, quasi per ringraziare di esserci e di sentirsi amati. Perché al di là di questioni di fede, religione o altro, in quei momenti percepisci qualcosa di grande tutto attorno a te, lo senti e basta, e finalmente capisci di farne parte e ti liberi di tutta la zavorra inutile della nostra quotidianità.

Sei felice e dunque canti. Più semplice di così…..

Finito il solito pippotto, la domanda a questo punto potrebbe sorgere spontanea: sì, ma qual è la canzona regina?

Beh che dire, con buona pace di Angelina Mango e del televoto, la regina rimarrà sempre lei:

“Nei filari, dopo il lungo inverno……………………”

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